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Il tiro alla fune, ANIA vs Carta di Bologna

Alzi la mano chi non viene tormentato dai pressanti ed inesauribili inviti a giocare a Candy Crash Saga o a Farmville. I giochi d’un tempo, invece, quelli che divertivano con poco, guardandosi negli occhi e trasformando qualsiasi occasione in un ricordo indimenticabile restano, per me, i veri giochi.


Ricordate il tiro alla fune? Consoliamoci perché quello, non è in disuso. Magra consolazione perché, ahimè i giocatori attuali, oggi giorno, le regole le stravolgono un bel po’. Rispolveriamo i fondamentali: le due squadre si dispongono alle estremità della fune. Il campo viene diviso da una linea equidistante dalle due squadre.

Ecco il primo problema: i componenti della squadra, di una delle due squadre, non sono quel che sembra. Da una parte tutti noi, comuni cittadini, dall’altra il misterioso ed ambiguo “legislatore”. La sproporzione numerica dovrebbe impaurire la seconda squadra ed invece no, perché Lexminator, il secondo che tutto decide e tutto controlla, ha in mano uno scherzetto. S’è liberato delle fastidiose elezioni ed ora la fa davvero da padrone, più che un tiro alla fune sembra “asso piglia tutto”.

Altra regola, altro inciampo. Numero dei giocatori: due squadre con eguale numero di concorrenti e anche qui c’è qualcosa che non torna. Da un lato ci sono Associazione Familiari Vittime Strada, Assoutenti, Comitato Unitario Patrocinatori Stragiudiziali Italiani, Federcarrozzieri, Sindacato Italiano Specialisti in Medicina Legale e delle Assicurazioni, Commissione RC dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Unione Avvocati Responsabilità Civile e Assicurativa, Sportello dei diritti, Associazione Mo Bast!, Associazione Valore Uomo insomma la Carta di Bologna. Dall’altra, quando si parla di rca auto, il legislatore ha un gruppo di “sostegno”. Non sono solo tifosi, sono veri e propri sostenitori: c’è Ania. La “sola” Ania, chissà come farà, tira talmente forte da doppiare tutti gli altri pur così uniti e tenaci!

Sarà perché anche un’altra regola viene violata, quale?

Dove si gioca: all’aperto. Ania non gioca all’aperto, non sfila nelle strade genovesi, non affolla gli hotel di Bologna, Calenzano, Torino, Benevento, Roma, Padova, Napoli, Pescara, Cagliari. No, Ania gioca nel chiuso delle stanze, rivolgendosi a pochi e giusti. Prosegue il gioco, chi supervisiona l’andamento, la regolarità nello svolgimento, il rispetto delle regole? “Al segnale del giudice si inizierà a tirare, cercando di portare la squadra avversaria ad oltrepassare la linea divisoria”. Se però il giudice é Ivass qualche dubbio sorge. Corre in soccorso dell’altra squadra, presenzia e interviene presso le Commissioni tentando di fornire ogni dato utile alla “causa assicurativa”. Addio terzietà.

Andiamo avanti. “Sarà dichiarata perdente la squadra che vedrà il suo ultimo concorrente oltrepassare la linea”. In questi anni quella linea è stata oltrepassata più volte, da ambo le parti, ma in percentuale maggiore dalla squadra dei Lexminator. Ogni volta che attaccavano, diventava necessario tirare più forte, fino a farsi sanguinare le mani. Quando è stato introdotto l’indennizzo diretto nel 2005, nessuno ha potuto opporsi ma il gioco non è valso la candela…  Non ha portato le riduzioni paventate, i costi delle polizze sono aumentati ugualmente  e gli studi hanno dimostrato più volte che il sistema non funziona. Quando poi è apparso l’art. 8 del decreto Destinazione Italia si è alzato un vero e proprio polverone e la fune è stata tirata con tale forza da stralciare quell’odioso articolo liberticida.

I contenuti di quell’articolo hanno solo atteso di riprendere forza e si sono tramutati i un nuovo attacco riversato nel Ddl concorrenza. Anche in questo caso la squadra della Carta di Bologna ha iniziato una lenta progressione, tirando come e più poteva. C’è stato l’esame di tutti i punti deleteri lesivi della concorrenza tanto millantata, c’è stato l’esame del divieto di cessione del credito e si è spiegato, nelle sedi opportune, come un divieto simile contenesse una stortura pericolosa, una forzatura inaccettabile a quanto previsto dallo stesso codice civile. E’ stato spiegato con chiarezza come fosse uno stratagemma teso unicamente a spingere le carrozzerie indipendenti alla chiusura. Già perché le carrozzerie che rifiutano di piegare costi di mano d’opera e dignità professionale ai voleri delle lobby assicurative uno scotto dovranno pur pagarlo. Si è documentato come le tanto millantate truffe alle assicurazioni non hanno un numero certo, ed oggi più che mai i numeri sono talmente bassi da non spiegare in alcun modo i costosissimi premi assicurativi imposti. Si è illustrato con competenza e precisione quali pericoli si celassero dietro alle decurtazioni sulle lesioni fisiche. E’ stato necessario ricordare il valore della salute, bene primario, il riconoscimento di tale valore in caso di lesioni da sinistro stradale come se questo, non fosse già costituzionalmente sancito. La scatola nera, reclamizzata come risolutiva di tutte le truffe si è rivelata un vero flop, un semplice favore al produttore che non è in grado di dimostrare con certezza la reale dinamica del sinistro.

L’esame alla Camera pareva aver ripristinato gli equilibri del gioco. Il gioco alla fune, faticosamente condotto negli anni stava conducendo ad una vittoria di grande civiltà giuridica. Ora, però, la corda è in mano al Senato che ha iniziato a giocare con una serie di emendamenti pericolosi, che rimettono tutto in discussione e che, se mai possibile, sono persino peggiorativi rispetto alle minacce sinora prospettate.

Il gioco alla fune si sta ora trasformando in un azzardato gioco al massacro, con un serio rischio di spezzare quella fune che rappresenta non solo la libera concorrenza di mercato, non solo la sopravvivenza delle imprese artigiane ma che minaccia una involuzione drammatica che travolgerà i diritti di tutti noi, la capacità di sopravvivenza delle imprese artigiane . Se il legislatore è attore del sinistro stradale, lo è, sino ad ora, come regista occulto di un potere assicurativo voce narrante di uno spettacolo impietoso.


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