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BUROCRAZIA SINDACALE (Il Carrozziere Testimone parte 2)

BUROCRAZIA SINDACALE  


(Il Carrozziere Testimone  parte seconda)

Una domanda che ci poniamo sempre più spesso: è possibile riformare l’abbraccio “mortale” della burocrazia sindacale, togliendola dalle mani, dalla gestione, di un solerte “nominatore” di caste.

Consorterie efficacissime, hanno sempre disposto che le cariche dirigenziali, fossero appannaggio degli uomini di partito infiltrati, e non elette dagli artigiani, in base a progetti precisi: verificabili.

Questi funzionari stipendiati da noi, ma “nominati” in base a precise appartenenze, (posti spartiti col bilancino), erano e sono, sempre più o meno gli stessi e sotto l’ala protettrice dell’Innominato, si sono alternati nelle varie dirigenze, (quasi come porte girevoli di concambio) ma senza competenze particolari per le materie tecniche alle quali venivano demandati: se non per cieca obbedienza al “nominificio” precedentemente evocato.

Quindi non è difficile individuare in questo, una delle cause della dèbacle dei carrozzieri: come avrebbero potuto impostare strategie vincenti? Paralizzati da capi, quasi sempre politici trombati, sindaci scaduti, affetti da sindrome di “leaderschip-tossica”, spesso inconoscenti degli interessi che avrebbero dovuto e potuto difendere. Però ligi e obbedienti all’Innominato e difensori degli interessi di bottega e del potere, di numerosi “ex anticapitalisti”, che questo imperatore ha favorito durante le spartizioni di certi lucrosi pacchetti azionari, impossibili a reperirsi nel mercato azionario.

Queste figure, sono state realmente disgreganti  nella nostra scena sindacale, perché sono armati della più efficace forma di coercizione delle menti, anche le più fervide, degli artigiani: il sabotaggio burocratico. Vale a dire il “muro di gomma multiplo”, come quello che oppongono a Renzi. E l’artigiano, anche il più appassionato, dopo l’intensa giornata di lavoro dedita alla sopravvivenza della sua impresa, impreparato e semi-addormentato, si è trovato privo di ascolto e con la sensazione “di essere a rischio” nell’esprimersi in contrapposizione, di certe “casematte del potere”(non è mio il detto) vendicative verso le nostre fragilità imprenditoriali: norme studiate per l’industria e non calibrate per le piccole botteghe; che rendita per chi certifica, ma quanto stanno disoccupando artigiani!

Oggi ci si interroga, sul ritardo del “settimo cavalleria artigiani” che nelle precedenti crisi, arrivò puntuale con le assunzioni, le nuove produzioni scaturite dall’inventiva sperimentale artigiana e trasformate immediatamente in posti di lavoro dall’industria. Gelato l’entusiasmo, il vecchio entusiasmo, dalla burocratizzazione di una rappresentanza che non si cura del “riconoscimento” del valore dell’artigianato: né in aspetti economici, né in ambiti del merito sociale di una appartenenza.

Purtroppo, sono limitatissime le prospettive socio-politiche di questa burocratizzazione e di millantata  rappresentanza e tutela sindacale, perché lo  sappiamo tutti: ora è “Associazione” di interessi e senza responsabilità; (dopo i rischi dell’avventura artigian-fin e congresso burletta riparatore)..  Le gestioni del potentato del nostro Innominato, non sono certo in grado di contribuire, a far ripartire una economia della quale l’artigianato tecnico, con la sua inventiva, è stato sempre emerito protagonista. Perché questi che enunciano, con boria, non sono progetti degli artigiani.

Questi mini imprenditori, abili inventori, stakanovisti della produttività, hanno capito di essere strizzati soltanto per abbigliare poltrone e stipendi, ad infiltrati estranei alle loro problematiche. Mentre le loro richieste, sulle necessità vitali per operare,  rimangono inascoltate come le loro idèe, peggio ancora: derise. Beninteso se non sono funzionali alle mire dell’Innominato. Può una economia variegata come quella artigiana, essere diretta da un uomo solo al comando? E da un gruppo di “accoliti” adoranti. Anche se ha trasferito la sua play-station a Roma, nelle stanze del potere, con la P maiuscola? Certo che rende, l’ubbidienza, si può arrivare fino ad essere membro di diritto nel consiglio di amministrazione di una grossa Compagnia D’Assicurazione (se non ci fosse il tuo socio, a mandare avanti la baracca) e goderne, in quell’ambito di ex anticapitalisti, di ex alternativi al liberismo devastante,  dove alla mano sinistra non è dato d’accorgersi di quello che sta combinando la destra. Non è vero che la Federcarrozzieri suggerisce di non pagare la tessera, io sono garante della onestà intellettuale, di Galli e del suo gruppo di pressione, vogliamo solo mandarli a casa, e nelle nostre strutture metterci dei veri rappresentanti dei nostri diritti.

Altrimenti finirà che esse diventeranno monito, come lo scheletro di struttura fascista che generazioni hanno visto, sul greto del Reno, dal ponte nuovo tra Pieve e Cento. Si è così, lo possono diventare monito, alla fine del nuovo “zibaldone” che è alle viste, quando i giovani verranno a chieder conto dei profitti di regime. Lo possono diventare, sia i tuboni da cloaca giapponese, messi in verticale da Kenzo (a disputarci l’orizzonte con la Garisenda e gli Asinelli); sia la fabbrica imbottita di tubi di ferro, per un totale di otto milioni di euro, dal “servitore” ferrarese.

Non è accettabile assistere ancora,  ad una perpetuazione del potere retta, invece che da oggetto sociale e statuto, “applicati” all’organizzazione, però “interpretati” invece per gli amici: i suoi amici

Innaffiando gli artigiani di dati di bilancio scritti in etrusco, incomprensibili ai più. Quando potremo sfoltire gli incompetenti e ripristinare la necessaria efficienza? Assumendo giovani puliti e meno adusi ai vicoli ciechi del burocratese, in più capaci di adattarsi alle nostre nuove e moderne necessità? E attenti alle memorie, di una storia che ha il vezzo di ripetersi.

Ci aspetta un serio impegno, se vogliamo una forte rappresentatività durante le trattative, ma se ancora una volta ai nostri richiami non ci sarà degna risposta, vincerà la solita mostruosità rigenerante, un circolo vizioso disfunzionale, che si nutre costantemente di una incapacità “addestrata” e finalizzata al perpetuare la nostra debolezza in ogni rivendicazione. Mentre si continuano a riempire capaci tasche con i dividendi azionari.

Gianni carrozziere Testimone

CERSTAR

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