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Protocollo ANIA e Confederazioni, a volte ritornano. E l’Antitrust non ha nulla da dire?

E’ noto che da un paio di anni si ripetono a cadenza irregolare incontri tra rappresentanti confederali e Ania finalizzati a concludere il cosiddetto “protocollo di cooperazione per gli interventi riparativi coperti da garanzia assicurativa” o secondo le intenzioni, o le speranze di qualcuno, finalizzati al ritorno ai cosiddetti accordi Ania ingloriosamente finiti per l’intervento dell’Antitrust.


E’ stato sufficiente prendere visione della bozza circolata per comprendere che c’è qualcosa che non quadra.

Il protocollo ed i suoi punti oscuri. Sin dalle premesse risulta palese come la bozza di protocollo abbia contenuti caratterizzati da grosse criticità. In premessa infatti si da atto che la Legge concorrenza ora prevede per il danneggiato al 148 comma 11 bis del codice delle assicurazioni  l’integrale risarcimento del danno e la libera scelta del carrozziere. La “concessione” dell’Ania sarebbe dunque tutta qui, come spiegato all’articolo 1 del protocollo, infatti gli assicuratori rinuncerebbero a “sollevare eccezioni contrattuali e ad accettare la canalizzazione dei rispettivi assicurati danneggiati presso le carrozzerie che applicano i contenuti del presente accordo”.

Si tratta di una affermazione che si commenta da sola: l’Ania decide niente di meno che di applicare … la legge ma solo per chi intende “concordare” i danni con i periti.

Eguali previsioni non sono state inserite sulle cosiddette “garanzie dirette”. Non si capisce quindi quale vantaggio avrebbero i riparatori dalla stipula di un simile accordo che lascia fuori i CVT e le garanzie dirette.

L’auto sostitutiva E’ prevista dal protocollo anche se non con la dovuta chiarezza risulta che il costo della stessa verrebbe rimborsato. La richiesta deve però essere comunicata all’impresa assicuratrice che potrebbe provvedere anche direttamente a erogare questo tipo di servizio. Quindi esattamente la situazione di adesso, dove anche i più ostici assicuratori pagano 30/40 euro al giorno o non pagano “perchè c’è l’auto in polizza”. Quindi anche sul punto il protocollo non porta alcuna concessione.

Tempari Nel protocollo sembra darsi atto che le compagnie accettano il sistema dei microtempi. Ma va detto con chiarezza che l’abbandono da parte di Generali del sistema Siva è avvenuto per le disastrose conseguenze sulla gestione dei sinistri e per l’aumento esponenziale del contenzioso che ha generato. Inoltre sul mercato non esistono prodotti utilizzabili senza il sistema dei microtempi e le due confederazioni che hanno siglato accordi commerciali con  i due principali produttori di preventivatori lo sanno benissimo. Cercano, attraverso questo apparente riconoscimento, di far passare come una concessione quella che in buona sostanza è una conclamata sconfitta!

Riparare e non sostituire Il punto 4 desta sconcerto: “le parti sono favorevoli a privilegiare laddove tecnicamente conforme ai requisiti di sicurezza e di maggiore economicità, la riparazione della componente danneggiata in luogo della sua sostituzione”.

Un principio che sembra fatto apposta per contestare ogni ricevuta o fattura emessa.

I tempi di pagamento e la procedura. Il mito dell’accordo sta nella pretesa velocità di pagamento da parte dei debitori. E quindi il primo onere è del riparatore che “tempestivamente” deve informare l’impresa assicuratrice “per verificare l’apertura del sinistro” ed ottenere i riferimenti numerici della partita di danno. Quindi nessuna richiesta danni e nessuna notifica di cessione di credito (strumento che compare solo fugacemente nel testo del protocollo), ma un passaggio attraverso un “contact point”.

Entro 5 giorni lavorativi l’impresa riscontra la comunicazione del carrozziere “confermando di essere impegnata al risarcimento” o riservandosi di dovere ancora procedere all’accertamento della responsabilità del sinistro (senza nessun termine per farlo).

Entro altri 5 giorni comunica la necessità di provvedere ad altre attività istruttorie.  Scompare dal nuovo testo dell’accordo il “nulla osta dell’impresa a procedere alle riparazioni”, quindi il riparatore che incomincia lo fa a suo rischio.

Nel caso in cui l’impresa concordi direttamente o attraverso un perito i costi e la “valutazione tecnica degli interventi riparativi” dovrebbe pagare entro 15 giorni dal ricevimento della fattura. Quindi rispetto a prima e a quanto previsto dalla legge (che nel caso di cai a doppia firma prevede l’obbligo di offerta in 30 giorni dalla richiesta danni) se non ci sono intoppi il carrozziere prenderebbe il suoi soldi in ipotetici 25 giorni. Ma per farlo deve “concordare” il danno, sottoscrivere un “accordo conservativo” , rinunciare a farsi assistere da professionisti  e deve attendere in ogni caso le determinazioni dell’impresa che non è impegnata a rispettare alcun termine.

E se qualcosa non quadra? Ovviamente non si potrà più correre ai ripari: non si può incaricare l’avvocato perché il protocollo prevede una clausola arbitrale secondo la quale prima di attivare azioni giudiziarie occorre passare per una “procedura di conciliazione presso organismi preventivamente individuati”, le cui spese non sono ovviamente a carico dell’assicuratore come in ogni procedura conciliativa.

I punti critici: il protocollo come delega in bianco ai funzionari delle confederazioni sui punti più delicati. Le questioni più delicate non sono definite nel testo dell’accordo. Al momento l’impianto complessivo dell’accordo non lascia sperare nulla di buono sulle capacità di chi ha condotto i  lavori del tavolo poichè non ha portato a casa nulla che non sia già previsto per legge.

Attraverso le commissioni paritetiche le confederazioni  tornano  padrone del destino delle carrozzerie? Nelle premesse del protocollo si legge che l’intesa non riguarda il costo orario che ogni carrozziere sa essere uno dei punti più delicati per la sopravvivenza delle aziende. Allora occorre chiarire a cosa serve l’incarico andato a una “commissione plenaria” costituita da non si sa chi che dovrebbe “sviluppare proposte per la classificazione delle carrozzerie”, e in origine doveva classificare anche le imprese assicuratrici. Forse occorre ribadire ancora una volta che nessun carrozziere intende delegare un funzionario di confederazione o il proprio concorrente a decidere e a valutare la propria azienda tantomeno a classificarla.

La definizione di modelli di riferimento per i tempi di riparazione: le commissioni paritetiche e il ruolo dei privati che hanno firmato accordi economici con le confederazioni. Se i tentativi delle imprese di autodeterminare i tempi di riparazione non hanno avuto successo, come dimostra la vicenda SIVA\Generali, è evidente che il tentativo verrà riproposto in sede pseudo-tecnica.

I carrozzieri, però, sanno bene che il sistema trasparente è quello del consuntivo e che comunque i tempari sono prodotti da quelle stesse società che vendono software alle imprese assicurative e ai periti modificando i risultati a seconda della committenza. Poiché  è noto che sono stati firmati accordi tra le confederazioni e le due software house che gestiscono in oligopolio il sistema dei preventivatori in Italia, è pure evidente che un accordo sul punto non potrà non interessare l’AGCM che a suo tempo aveva fatto saltare gli accordi Ania.

Quello che emerge dalla bozza di protocollo è la consolidata tradizione a reiterare errori, frutto di conclamati accordi commerciali. Per l’ennesima volta tentano di far entrare dalla finestra quel che è uscito poco prima dalla porta.

Occhio carrozzieri.

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