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Danni materiali e lesioni fisiche: chi si (e ci) tira le martellate sui piedi ?



Scusate la metafora calcistica, ma ci teniamo a essere chiari, trattandosi di un articolo complesso e delicato, che magari può risultare di difficile digestione. Dunque, un attaccante fa 10 gol in un campionato del mondo, giocando 5 partite: nella prima, segna 10 gol ai dilettanti di Tahiti, che giocano scalzi; nelle altre 4 partite, non tocca nemmeno il pallone. Si può dire che quell’attaccante sia un fuoriclasse? No di certo.

Primo passo

Bene, ora prendete quel mattone che è la relazione annuale Ania (la strapotente Confindustria delle Assicurazioni), a pagina 139. Si legge: nell’ammontare degli 8,3 miliardi di lesioni fisiche da incidente stradale, sono inclusi i danni materiali attribuibili agli incidenti dove vi sono state lesioni. E di solito sono i danni materiali più gravi. È vero: per danno materiale, si intende anche ciò che viene risarcito al danneggiato in termini monetari senza riparazione dell’auto. La ripartizione classica che si può desumere è che su 100 euro di risarcimenti, 55-60 euro sono  attribuibili a lesioni fisiche e 45-40 euro a danni materiali. Il costo della manodopera mescolato ai materiali di consumo purtroppo non offre buone indicazioni per determinare il costo dell’uno o dell’altra. Comunque il danno non include i costi amministrativi che sono previsti in tale ripartizione.

Secondo step

Nel ramo Rc auto, il costo totale dei risarcimenti (comprensivo sia dei danni a cose sia delle lesioni alle persone) per i sinistri accaduti nel 2012 è stato pari a 12,1 miliardi; di questi, circa i due terzi (pari a 8,3 miliardi) sono relativi a danni fisici (includendo anche la componente dei danni a cose dei sinistri misti). In particolare, 2,7 miliardi sono risarciti per invalidità permanenti comprese tra uno e nove punti, mentre 5,6 miliardi per invalidità superiori o per morti. Per quanto riguarda il risarcimenti dei danni materiali, l’Ania li ripartisce così: costo ricambi (13%, cioè 1,6 miliardi), e manodopera (riparazioni, materiale di consumo) per un 17%, ossia 2,1 miliardi. Vedi il grafico “torta”.

Terzo passaggio

L’Ania mette insieme in modo discutibile due voci che però fanno parte di un unico insieme (danni risarciti, ovvero si risarcisce manodopera e materiali di consumo). D’altronde, mescolano anche lesioni fisiche e danni materiali (che certamente sono diversi), ma i quali anch’essi ricadono nell’unico insieme coerente dei danni risarciti. E poi, insomma, alla fine l’Ania fa un po’ il suo lavoro: difende coi denti le Assicurazioni, oltre a un incessante martellamento a livelli di lobby in Parlamento (legittimo). I “guru” dell’Ania sommano la spesa sostenute in indennizzo per i materiali di vernice con la manodopera delle carrozzerie: eppure, le carrozzerie non sono produttori di vernici, come non sono produttori di ricambi.

Quello che scandalizza

È il sindacato Cna che ci “turba”.  La parte finale del documento della Cna contiene dati che mescolano mele e pere. Sottendono la richiesta di un intervento sulla composizione di costi. Come se – riducendo il costo dei risarcimenti del danno alla persona (è stato fatto 5 volte negli ultimi 10 anni) – dovessero aumentare i diritti o le tutele degli artigiani. Le Compagnie non ragionano così. Anzi: guadagnando su una voce di danno, possono strutturarsi meglio per intervenire su tutto, come, peraltro, stanno puntualmente facendo. Ecco la Cna: “Secondo dati e statistiche ufficiali oramai consolidate, che provengono anche dal mondo assicurativo, fatto 100 il costo medio complessivo di un sinistro, il 65% è imputabile ai risarcimenti per il danno fisico, il 25% serve a coprire alcuni costi fissi e indiretti delle compagnie (non collegabili ai singoli sinistri) e solo il 10% copre il puro costo della riparazione. Quest’ultimo, per il 60% è imputabile al prezzo dei ricambi (molto costosi in Italia), mentre solo il restante 40% riguarda la manodopera delle carrozzerie”. Sono dati che – vista la “torta” prodotta dall’Ania – non stanno insieme perché appartengono a poste di bilancio diverse. L’Ania mescola le cose, ma fa capire qual è il riparato. La Cna no: mescola alla rinfusa. I dati Ania sono discutibili, quelli della Cna sono campati per aria. Si chiama incompetenza? Fa del male alla categoria ? Nei bilanci Ania, i costi amministrativi sono una voce autonoma (negli ultimi otto anni sono sempre gli stessi oltre tre miliardi di euro). Vedi tabella. Appartengono invece ai danni risarciti le competenze degli avvocati e dei patrocinatori. Problema: non sono certo il 25% del totale, ma molto meno della metà (anche se l’Ania ben si guarda dallo scomporre tale dato). L’errore che fa la Cna, magari involontariamente, è gravissimo, anche perché si suggeriscono soluzioni che rischiano solo di fare piacere all’Ania. Questa è ben felice di avere presunte controparti, e ci sguazza canticchiando.


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