• Federcarrozzieri

Per chi si ostina a non comprendere: quello che si vuol stipulare con l’ANIA non è un protocollo ma

Carrozzieri, vigilate sul territorio!

Cresce il fermento tra i carrozzieri dopo l’allarme lanciato sulle trattative riservate in corso tra Ania e rappresentanti di vertice delle Confederazioni artigiane. In diverse assemblee sul territorio, nell’imbarazzo delle strutture confederali periferiche mandate allo sbaraglio a difendere un accordo di cui al momento non si è inteso neppure rendere pubblico il testo della bozza, emerge la vivace contrarietà della base ad ogni ipotesi di ritorno al passato. Siccome riconosciamo a tutti i carrozzieri la buona fede riteniamo che questa sia l’ennesima buccia di banana sulla quale rischiano di scivolare le Confederazioni.


Che ci sia nervosismo è dimostrato dalla imbarazzante vicenda che ha coinvolto su una piattaforma social un alto funzionario Ania. Il dirigente assicurativo ha definito i carrozzieri contrari all’accordo soggetti che “operano nel sottobosco per gonfiare il costo dei risarcimenti e speculare sulla pelle di milioni di assicurati”, mentre ha definito i partecipanti alle trattative riservate al tavolo con Ania come “associazioni di riparatori intellettualmente oneste che vogliono fare solo gli interessi della categoria”.  A queste parole ha poi fatto seguito un post del responsabile nazionale di una Confederazione che ha rivendicato dal proprio punto di vista la correttezza dell’operato confederale.

L’incidente, dopo una segnalazione di Federcarrozzieri alla presidenza di Ania, si è chiuso con una garbata lettera della Presidente degli assicuratori Bianca Maria Farina e con la cancellazione dell’account e dei post dello zelante e incauto funzionario.

L’accordo: non un protocollo ma un convenzionamento di massa per le carrozzerie. Per aderire occorre concordare non solo i costi ma anche la “valutazione tecnica” e bisogna  ”riparare e non sostituire”

Il protocollo prevede che se il riparatore accetta di concordare la riparazione non solo nell’ammontare ma, e questa è una novità, nella “valutazione tecnica” (quindi anche la tipologia di intervento) gli assicuratori rinuncerebbero a far valere, ma solo in RC auto, le clausole che penalizzano chi non ripara i veicoli da non fiduciari promettendo tempi veloci per la liquidazione dei sinistri. Il tutto a patto di “concordare”, di “privilegiare la riparazione alla sostituzione” e di non farsi assistere da professionisti.

Il protocollo in sostanza riguarda solo le carrozzerie che non hanno accordi con la compagnia poiché i fiduciari già hanno le loro procedure di accertamento dei danni e di liquidazione. E’ evidente che le carrozzerie, per i danni riparati non in convenzione, non trarrebbero alcun vantaggio da un simile accordo che non smantella le reti fiduciarie, non abolisce la canalizzazione presso le carrozzerie fiduciarie e non concede nulla di diverso rispetto a quanto previsto dalla legge.

Infatti i danneggiati dopo l’approvazione della Legge Concorrenza, che ha introdotto l’art 148 comma 11 bis del Codice delle Assicurazioni, hanno già il diritto di far riparare l’auto dal proprio riparatore senza che sia possibile opporre loro limitazioni risarcitorie e hanno anche il diritto di cedere liberamente il credito al riparatore al quale la compagnia deve liquidare il danno su presentazione di fattura, come chiarito dal nuovo articolo 149 bis del Codice delle Assicurazioni.

Quindi le confederazioni sottoscrivendo un protocollo nel quale le imprese assicurative “rinunciano” a far valere clausole illegali, ma solo nei confronti di chi aderisce al protocollo (quindi di chi “concorda” i danni) autorizzano evidentemente le stesse imprese assicurative a continuare ad applicare clausole illegittime nei confronti di chi, a quel protocollo, non intende sottostare.

In altre parole il risultato è di etichettare come “cattivi” i carrozzieri che non intenderanno sottostare alle logiche del convenzionamento di massa, poiché l’obbligo di concordare i danni non è altro che la scelta di indurre i riparatori a convenzioni non regolamentate.

E quindi ecco che rispunta nel protocollo il vecchio vizio, poiché sono previste “commissioni” che dovranno stabilire i criteri per la “classificazione” delle carrozzerie (quindi l’anticoncorrenziale predeterminazione dei costi orari) e per definire (ancora?) “modelli di riferimento per i tempi di riparazione”.

L’accordo ha dunque la stessa logica che portò le Confederazioni a presentare l’emendamento “buccia di banana” al Destinazione Italia che, se approvato, avrebbe consentito la cessione di credito solo per i danni “concordati e condivisi”.

L’illusione dei tempi certi di pagamento

L’accordo inoltre non porta nessun beneficio ai carrozzieri sui tempi del pagamento che già oggi sono certi e chiari per legge.  Anzi l’indeterminatezza delle procedure previste dal protocollo pare renderli meno certi.

La legge oggi prevede che entro 5 giorni dalla ricezione della richiesta danni deve essere incaricato un perito e comunque l’offerta deve essere formulata entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta danni.

I tempi previsti dal “protocollo” sembrano addirittura meno certi di quelli previsti per legge: non si comprende da quando partano i termini posto che nessuna richiesta danni viene formulata ma è il riparatore che deve attivarsi in maniera imprecisata a “informare tempestivamente l’impresa assicuratrice tenuta al risarcimento” per verificarne l’apertura del sinistro, conoscerne il numero identificativo, il nominativo del perito eventualmente incaricato ed i riferimenti del liquidatore.

Ma, ad esempio, se il sinistro non risulta aperto i tempi per riscontrare la “comunicazione” del riparatore non decorrono. E comunque l’accordo non prevede tempi certi per l’incarico del perito, prevede solo un riscontro entro 5 giorni (non è chiaro questo termine da quando decorra) da parte dell’impresa che deve dichiararsi “impegnata al risarcimento del danno”, oppure al contrario “si riserva di procedere ad ulteriori accertamenti sul sinistro”.

Entro ulteriori 5 giorni l’impresa “comunica al riparatore la necessità di condurre ulteriori accertamenti che determinano l’inapplicabilità del pagamento diretto” quindi in ipotesi potrebbe recedere dalla dichiarazione di essere impegnata al risarcimento del danno.

L’unica cosa chiara della procedura è che le imprese hanno inteso mantenere le mani libere su tempi e i modi della liquidazione posto che, a fronte dei passaggi precedenti che hanno troppe variabili e non consentono previsioni lineari, la sola dichiarazione chiara (pagamento entro 15 giorni dalla presentazione della fattura di riparazione) viene svuotata di significato.

E infine non è chiaro, rispetto a questo ipotetico accordo, l’atteggiamento di UnipolSai che da tempo ha smesso di essere associata all’Ania.


Testo della legge annuale sulla concorrenza


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