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Numeri e sinistri: dal 2001 ad oggi cosa è cambiato?

I numeri sono spesso noiosi, freddi e sembrano interessare solo gli addetti ai lavori. In realtà, in alcuni casi, possono raccontarci molto più di quel che sembra.


Fraternità della strada -Mondo X-, un’associazione indipendente, ha elaborato le “statistiche essenziali degli incidenti stradali” una interessante spaccato sui sinistri stradali. Dati alla mano è stata analizzata l’evoluzione degli incidenti stradali dal 2001 al 2015.

Alcuni numeri: 263.100 sono gli incidenti stradali avvenuti in Italia nel 2001. 174.539 sono, invece, quelli registrati nel 2015. Una notevole riduzione dovuta a fattori diversi.

Entriamo nello specifico e suddividiamo il numero degli incidenti in base alla tipologia di strade percorse. 130.457 gli incidenti che si sono verificati lungo le strade urbane a fronte dei 9.179 delle Autostrade e raccordi. Un divario impressionante in mezzo al quale ci sono i 34.903 incidenti avvenuti su altre varietà di strade.

Se andiamo ancora più in profondità sezionando gli incidenti stradali in base alle regioni scopriamo un dato sorprendente. La Liguria con una popolazione pari ad 1.571.053 annovera, nel 2015, ben 8.415 incidenti stradali a dispetto della Calabria che con una popolazione di 1.970.521 conta 4.794 incidenti relativi sempre al 2015. Insomma dal rapporto abitanti per regione viene fuori che lo stereotipo che vuole il sud nel record della sinistrosità è definitivamente superato. Scendiamo ancor più in profondità valutando la sinistrosità in relazione al numero di incidenti in base ai giorni della settimana. I 174.539 sinistri complessivi, suddivisi settimanalmente, offrono una ulteriore valutazione. Dal lunedì al venerdì il numero degli incidenti non subisce variazioni sensibili mentre il sabato e la domenica diminuiscono. Ad aumentare nel week-end sono però gli incidenti stradali che contano morti e feriti.

E’ l’immagine di un arco temporale nel quale si stacca dalla routine lavorativa concedendosi svaghi e trasgressioni che concedono, però, spazio ai danni peggiori. Se si valutano questi dati numerici osservando la concentrazione mensile quel che emerge è una crescita da marzo, con 13.582 sinistri fino ai 17.448 di luglio, con una pausa ad agosto e una ripresa da settembre. Anche in questo caso il numero che sale è quello di morti e feriti proprio nel mese di agosto, così come riscontrato nell’esame dei dati settimanali. Se si passa all’indagine sui mezzi e sui conducenti, suddividendoli per età e per sesso, vediamo che i più piccoli (da 0 a 9 anni) sono maggiormente esposti agli incidenti come ciclisti seguiti dagli adolescenti alla guida dei motocicli con scarsa differenza tra i due sessi. Dai diciott’anni in su guidando una autovettura si è maggiormente esposti al rischio incidente rispetto alla guida di altri mezzi in circolazione.

In questi casi la differenza tra sessi si avverte in relazione alla sola guida dei motocicli sui quali i maschi sono nettamente più esposti. 30-59/enni sono maggiormente a rischio quando guidano autocarri e mezzi agricoli mentre le fasce di età per i ciclisti sono molteplici: prevalgono i 30-59/enni, seguiti dai 18-29/enni, dagli ultrasessantenni e dai ragazzi e bambini. I maschi prevalgono sulle femmine in ogni categoria di utenza, inoltre si stima che gli incidenti in cui sono coinvolte le autovetture siano causati all’incirca dal 70% degli uomini e dal 30% delle donne. Questo è però un dato che non tiene conto di una variabile: quanti siano i patentati maschi e quante le femmine in circolazione.

Gli automobilisti infortunati costituiscono il 56,5%, seguono i motociclisti e ciclomotoristi (29,8%), i camionisti (3,1%) e via via gli altri. Tra i pedoni deceduti, i maschi prevalgono sulle femmine

I ciclisti maschi infortunati in incidenti, come si può notare, superano abbondantemente le femmine: 69,4 contro 30,6% tra i feriti e addirittura 85,3% contro 14,7% tra i deceduti, segno di una condotta più spregiudicata, oltre a velocità mediamente superiori e con conseguenze più nefaste. Attenendosi ai dati assoluti le autovetture risulterebbero in testa per incidenti e per infortunati. Introducendo nei dati statistici un correttivo, quello dei rispettivi parchi veicolari, al primo posto risulta un dato ben diverso, quello dei mezzi pubblici. Al secondo posto i quadricicli seguiti dai motocicli e, solo al quarto posto, dagli autoveicoli.

L’ultimo approfondimento ha riguardato i dati globali sulla sinistrosità stradale parte di tutti i Paesi membri UE, tenendo però presenti unicamente i dati dei morti in incidenti. In vetta, tra i paesi più virtuosi, la Svezia, il Regno Unito, la Spagna, i Paesi Bassi e la Germania. Quelli che ancora arrancano sono: Francia, Italia, Austria, Portogallo, Belgio. Ultimi, soprattutto per numero di vittime, si confermano vari Paesi dell’Est europeo. Numeri che di fatto sono il racconto di come incidano molti e differenti fattori nella valutazione dei freddi dati statistici. Forse i maggiori controlli, le sanzioni, l’introduzione della patente a punti hanno contribuito ad abbassare le cifre ma più ancora risulta decisiva la crisi economica anche sulla stessa diminuzione degli incidenti, dei morti e dei feriti. Sono però in netto aumento i fattori di distrazione dovuti ad uno uso scorretto dei telefoni cellulari e questo è un aspetto preoccupante la cui incidenza potrà essere verificata in un lasso di tempo anche più breve.

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